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La Via del VTC – esperienza della tesi: Giuliana

Sono al 5′ anno e talvolta ripenso allo scorso anno, quello in cui ho fatto l’esame da 1′ dang.

Ci ripenso perché sono molto orgogliosa di quello che non avrei mai creduto fossi in grado di fare ovvero la tesi.

Il quarto anno propone 3 tecniche di cui una di spada. Ho vacillato quando ho visto tutta la sequenza della spada e mi sono accorta che si trattava di 2 minuti e 30 secondi circa di pratica. Anche le 2 sequenze a mani nude presentavano diverse difficoltà ma non era ciò che mi spaventava maggiormente. Imparare le tecniche era fattibile, così pure acquisire la parte teorica ma era la tesi il più grande ostacolo.

L’idea di dover scrivere circa 70 pagine, era davvero un obbiettivo che vedevo più grande di me, visto che non avevo mai scritto una tesi. Non avendo fatto studi universitari, non mi ero mai trovata nella condizione di dover fare un lavoro di questo tipo.

Ma, dopo mesi di pratica, la Maestra Anna alla fine del 2021 dice alle aspiranti istruttrici, che era arrivato il momento di pensare al un argomento della tesi e di provare a creare un sommario con i punti principali.

Avevo partecipato a tutti gli incontri a stage e approfondimenti durante i quali la Maestra Anna aveva parlato delle tesi, di possibili argomenti, delle difficoltà che si sarebbero incontrate, del ruolo del relatore, di sviluppo dell’argomento, di sezioni indispensabili.

Dovevo perciò trovare il MIO argomento, quello che collegava Me e solo Me al VTC. Perché stavo continuando a praticare VTC? Perché mi interessava così tanto da non cedere alla tentazione di convincermi che non sarebbe cambiato nulla nella mia vita anche se non avessi preso la cintura nera? Quale era il contributo che il VTC mi aveva dato e mi stava dando per la mia crescita personale?

A 54 anni non volevo limitarmi a fare qualcosa tanto per farlo; se veramente ero convinta ci sarei arrivata con un lavoro in cui mi sarei identifica totalmente. E allora mi è venuto in mente tutto il tempo che avevo speso lontano dalla palestra e dagli allenamenti settimanali nel tentativo di ricordare i quyen. Il VTC per me era ed è un compagno con cui ho passato moltissimo tempo: ripenso alle tecniche o a parti di esse, in moltissimi momenti della giornata e talvolta anche della notte. Le vedevo e rivedevo nel tentativo di memorizzare più in fretta quella sequenza e poterla eseguire prima possibile in modo corretto. Mi dicevo: “almeno la sequenza” poi si sarebbe trattato di perfezionarla in palestra ma di questo avevo bisogno della Maestra e degli istruttori. Da sola potevo accelerare l’apprendimento attraverso il lavoro di recupero mentale del ricordo della sequenza e immaginare di praticarla o di vederla praticare.

Così è arrivata l’idea della mia tesi. Avrei parlato di questo: di come la visualizzazione mentale mi aveva aiutato ad imparare le tecniche. E di come la ripetizione sia mentale che fisica sia fondamentale per fissare il ricordo e quindi del ruolo della memoria nell’apprendimento i quyen.

Iniziare a scrivere è stato difficilissimo. Ho avuto diversi momenti di difficoltà e dopo la prima parte più teorica non sapevo come andare avanti. La mia relatrice, la Maestra Anna è intervenuta e con poche e precise frasi ha saputo ispirarmi, e ripartire per descrivere la mia esperienza personale, dove e come avevo attivato la visualizzazione.

Non sono arrivata a scrivere 70 pagine ma a 60. E sono molto fiera di aver concluso e discusso questo mio piccolo ma, per me, enorme lavoro.

Giuliana Gall

Istruttrice I Dang

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